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Mattia Bertoldi

Scrivano

Lugano

Mattia Bertoldi

Mattia Bertoldi scrive: romanzi, articoli di giornale, racconti, questa breve biografia di se stesso. Nato nel 1986 a Lugano, si è laureato in letteratura e linguistica italiana a Zurigo; è svizzero e non ha mai assaggiato il cioccolato Novi. Il suo motto è "Nulla dies sine linea". Ha una scoppiettante Harley-Davidson. Bazzica su Facebook e Twitter.

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Se le "Guerre Stellari" si combattono a casa tua

L'uscita del «Risveglio della Forza», settimo episodio della nonalogia (ex trilogia, ex esalogia) di «Star Wars» è certamente l’evento cinematografico dell’anno, ma è anche un appuntamento al quale molti non sanno con chi presentarsi.
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Insultatemi pure, ma non su Facebook

Chi lo ha detto che iscriversi a Facebook è e sarà sempre gratis? Provate a chiedere all'opinionista sportivo Julio Hernan Rossi, che per degli insulti al calciatore olandese Arjen Robben pubblicati sul Web ha perso una collaborazione con la RSI da qualche migliaio di franchi l'anno.
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Proprio vero, non ci sono più i vampiri di una volta

Il leit motiv è sempre lo stesso: i giovani d'oggi sono degli scansafatiche, le nuove generazioni si stanno rammollendo e «ai miei tempi le cose erano diverse». Ma mettetevi nei panni di un quasi trentenne come il sottoscritto: mai temprato dalla fame del periodo post-bellico, svuotato dai valori ideologici del Sessantotto e prati­camente dimentico degli anni del­la Guerra Fredda. Gli rimangono solo pochi miti di stirpe letteraria­cinematografica che hanno condi­to la sua infanzia, gli unici con qualche possibilità di sopravvive­re alle mode e all'incedere del tem­po. Fino a ora.
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Londra 2012 - Irrompe un altro sport: il sesso

E quindi pensavate che un atleta partecipasse ai Gio­chi Olimpici solamente per entrare nella storia dello sport, inseguire nuovi record e raggiungere la tanto agognata medaglia con contorno di alloro, podio, inno nazionale e lacrime in diretta mondiale. Anime candide. La verità è che gli oltre 10 mila sportivi iscritti alle gare non vedo­no l'ora di atterrare a Londra e prendere alloggio al Villaggio Olimpico per un solo motivo: il ses­so.
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Amanti fedeli? Molto meglio puntare sui traditori

Se volessimo tagliare il mon­do degli innamorati in due fette potremmo dire che vi sono due categorie di per­sone: gli amanti fedeli e i traditori seriali. I primi si legano a un par­tner «ad vitam», professano rispet­to e sono immuni alle tentazioni ter­rene. I secondi volano di fiore in fio­re, scendono continuamente a pat­ti con la moralità indotta dalla so­cietà e ammettono senza problemi uno stile di vita farfallonesco. Una posizione potrà essere preferita al­l'altra, ma ambedue fanno dell'one­stà e della trasparenza i loro capi­saldi: l'amante fedele adotta questi valori per rassicurare il partner, il traditore seriale per scaricarlo sen­za troppi patemi dopo aver consu­mato.
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Le cinque ragioni per odiare Roger Federer

Di Roger Federer, in questi giorni, si è parlato fin troppo. La vittoria sull'er­ba di Wimbledon per la settima volta, i diciassette titoli nel Grande Slam, il ritorno al primo po­sto nella classifica ATP,... Non se ne può più. E siccome praticamente tut­ti (media esteri inclusi) utilizzano il solito tono celebrativo e trionfalisti­co, eccovi cinque ragioni per le qua­li odiare il basilese. Perché anche il re, il genio, il maestro ha i suoi pun­ti deboli. Oh sì.
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Ecco cosa succede nei sotterranei del Vaticano

È inevitabile: nella vita non si può piacere a tutti e, nolenti o dolenti, nel cor­so del tempo si accumu­lano i nemici da inserire nella fa­mosa lista nera. Pensate però alla lunghezza dell'ipotetico documen­to nel caso della Chiesa cattolica che, tra circa due decenni, compi­rà duemila anni. Un'organizzazio­ne così complessa e potente che non può non suscitare qualche in­vidia e un po' di malanimo, an­che per via dei segreti che - con ogni probabilità - custodisce gelo­samente in Vaticano e nel mondo.
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Gurtnellen? È stato tutto un complotto

Che ci si creda o no, le teo­rie di complotto sono co­munque affascinanti. Me­rito di quel pizzico di mal­vagia genialità che trasforma le coin­cidenze in punti di giuntura di ma­chiavelliche architetture e costruisce sopra i fatti delle interpretazioni più o meno fantasiose. Prove? Poche. Po­tere di suggestionabilità? Quasi illi­mitato. Lo dimostra la decennale vi­ta di alcune leggende metropolitane che riescono sempre a trovare nuo­vi adepti, incaricati a loro volta di promulgare le tesi a sostegno e dif­fondere il verbo.
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L'arte del rimorchio in discoteca

Ci sono generi musicali che rispondono a determina­te esigenze sociali. Se il gospel allieta la messa in molte chiese afroamericane e l'hip hop ha dato voce e ritmo a miglia­ia di giovani delle periferie urbane, possiamo dire che i tormentoni da discoteca hanno quale prerogativa quella di agevolare il rimorchio. Di solito funziona così: il ragazzo/a mette gli occhi sulla preda, sfrutta la prima strofa per avvicinarsi fur­tivamente e poi, supportato da un ritornello orecchiabile e avvolgente, sferra il proprio attacco. Prendiamo a titolo d'esempio il recente succes­so del brasiliano Michel Telò, «Ai se eu te pego», traducibile con «Ah, se ti prendo». La reticenza lascia ben poco spazio all'immaginazione e il balletto di accompagnamento - se possibile - è ancora più esplicito.
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Mattia Bertoldi

Mattia Bertoldi scrive: romanzi, articoli di giornale, racconti, questa breve biografia di se stesso. Nato nel 1986 a Lugano, si è laureato in letteratura e linguistica italiana a Zurigo; è svizzero e non ha mai assaggiato il cioccolato Novi. Il suo motto è "Nulla dies sine linea". Ha una scoppiettante Harley-Davidson. Bazzica su Facebook e Twitter.

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www.mattiabertoldi.com

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  • scrittura
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  • reportage
  • viaggio
  • giornalismo
  • racconti
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